Lunedì 23 maggio 21,00
Teatro Puccini
Liceo Classico Statale Michelangiolo
presenta:
Gruppo Teatrale Michelangiolo in
Le baccanti ovvero il ritorno di Dioniso

di Euripide,
Stefano Redjepovic riduzione, adattamento teatrale e regia

Personaggi ed Interpreti

Dioniso-dio Bernardo Isoldi
Dioniso-uomo Stefano Redjepovic
Penteo Dario Fini
Cadmo Giuseppe Sassano
Tiresia Giacomo Papini
Servo e Messaggero Giacomo Castaldini
Corifea Chiara Tacconi
Agaue Selene Campus
Coro delle Baccanti Fulvia Benetello ,Diana Bertelli , Alessandra Elena ,Selene
Campus, Clementina Colucci,Sara Pasquinelli, Chiara
Scala,Olga Serantoni.
Coro delle Baccanti
danzatrici Chiara Angelini,Alice Barchetta,Elisa Betti,Caterina
Biondi,Angela Bonavolontà,Lucrezia Cinni,Anita
Leone,Rebecca Manfredini,Maria Moriani,Camilla
Nannini,Alessia Stanziola, Chiara Tacconi,Chiara Zavattaro

Il ritorno di Dionisio
Professore /Sindaco Bernardo Isoldi
Studente 1/ Uomo 1/4 Giacomo Castaldini
Studente 2 / Uomo 2 Giacomo Papini
Studente 3 / Uomo 3 Giuseppe Sassano
Uomo 5 / Corifeo Stefano Redjepovic
Coro di donne Fulvia Benetello,Diana Bertelli,
Alessandra Elena,Selene Campus,
Sara Pasquinelli,Chiara Scala,Olga
Serantoni
Jasmine Clementina Colucci
Padre Dario Fini
Coreografia Alice Barchetta
Coordinatrice e
Responsabile danza Prof:ssa Patrizia Rossini
Disegni e Costumi Marino Tognocchi
(in collaborazione con
l’IstitutoTornabuoni di Firenze-
Laboratorio Attività Espressive)
Responsabile e Coordinatrice
del Progetto
“Teatro Giovani Dramma Antico” Prof.ssa Lucia Palermo
Musiche
Maurizio e Lorenzo Ferrante Il tema di Dioniso
Tyler Bates To Victory
Pink Floyd Set the controls for the heart of the sun
Nightwish Moondance
U2 M L K


Nella tragedia di Euripide “Le Baccanti”,Dioniso, provenendo dall’Oriente , giunge a Tebe,città fondata da Cadmo,suo nonno materno,dove sua madre, Semèle, perse la vita. Egli vuole il riconoscimento della sua divinità da parte delle sorelle della madre, Agaue,Ino,Autonòe, che non credettero a Semèle,quando rivelò che il bambino nel suo grembo era frutto della sua unione con Zeus.Pentèo,sovrano di Tebe,è figlio di Agaue,sorella di Semèle,e pertanto è nipote di Cadmo e cugino di Dioniso,il dio nuovo. Ma poiché Pentèo non vuole accogliere i suoi riti,dal momento che non riconosce la sua divinità,Dioniso,per vendicarsi dell’ingiustizia ricevuta da Semèle e dalla durezza di cuore dei suoi familiari,rende folli le sorelle della madre e con la sua forza divina le induce a fare a pezzi Pentèo. La tragedia si conclude con il rinsavimento da parte di Agaue e il successivo riconoscimento del figlio da lei bestialmente ridotto a brani. Ma la punizione di Dioniso continua col separare il vecchio Cadmo dalle figlie e con il loro invio in paesi stranieri,in un esilio senza possibilità di ritorno nella propria terra. Questa tragedia presenta molte peculiarità:innanzi tutto il Prologo è pronunciato da Dioniso in persona. Chi lo pronuncia è dunque un
dio,ma dopo il prologo non si metterà da parte , giacché Dioniso parteciperà all’azione con grande rilievo. Inoltre Dioniso è il dio delle feste nel cui contesto le tragedie erano rappresentate,ma la sua divinità è contestata e lui stesso si presenterà in modo ambiguo sulla scena,prima dio,poi in forma umana. Egli riferisce a se stesso il modulo genealogico,ma questo modulo si collega a uno scontro in atto,poiché la paternità di Zeus è sospettata ovvero si mette in dubbio la sua natura divina. La tragedia finirà con l’affermazione e il riconoscimento da parte di tutti della divinità di Dioniso,figlio di Zeus e perciò dio potente.
La II parte è un dramma attuale dal titolo “Il ritorno di Dioniso”,scritto da Stefano Redjepovic,
studente/attore del Gruppo teatrale “Michelangiolo” dal 2006. Nel Prologo durante una lezione di
letteratura greca il Professore analizza alcuni aspetti de “Le Baccanti” di Euripide, proponendo agli allievi di rappresentare un evento tragico contemporaneo a sfondo religioso. Si rappresenta un episodio tratto dalla cronaca del 2006,avvenuto in un paese del Nord d’Italia.Perché si parla di “ritorno di Dioniso”?Perché tutti noi del gruppo teatrale abbiamo voluto cogliere nella tragedia di Euripide una valenza di forte critica da parte dell’autore greco nei confronti di ogni forma di integralismo religioso.Infatti in entrambe le tragedie la presenza e l’epifania del dio non portano pace,serenità,speranza tra gli uomini, ma piuttosto diffidenza per il nuovo, paura di affrontare situazioni diverse, rifiuto e addirittura ostilità se l’altro non condivide il nostro credo religioso o non la pensa come noi. Purtroppo,infatti, l’intensità del sentimento religioso si trasforma spesso in intransigenza e fideismo cieco e irragionevole. Viene dunque affrontata la problematica del fanatismo religioso,che annebbia le coscienze e provoca i delitti più assurdi e più efferati nel nome del dio,che,in qualunque religione,dovrebbe essere perfezione e bene assoluto,non rappresentazione di violenza e morte. Nella Parodo entra il Coro formato dagli abitanti di un paese, tra i quali si trova anche il Sindaco. Si tratta di un Consiglio comunale allargato,in cui si discute dell’evento tragico accaduto tra loro ,riguardante una famiglia di religione musulmana,proveniente dal Marocco,ma ormai da molti anni in Italia.Il padre ha ucciso la figlia, Jasmine, colpevole di aver disobbedito al suo dictat di rimanere fedele all’Islam e alla sua volontà di sposare un uomo scelto da lui in Marocco.La ragazza invece si era ribellata poiché aveva deciso di vivere all’occidentale e di frequentare liberamente il giovane italiano,di cui ella era profondamente innamorata e con il quale aveva maturato l’idea di andare a convivere.La bellezza e la difficoltà de”Le Baccanti” consistono proprio nell’aver saputo intuire da parte di Euripide il pericolo
latente in qualsivoglia religione,anche in quella apparentemente più vicina al popolo e alle classi sociali più deboli e indifese,quali potevano essere le donne nella società greca. Il messaggio forte che ci viene trasmesso è che,se si perde la razionalità e si cade nel fanatismo religioso,si commettono azioni aberranti,come l’assassinio dei propri cari,e, anche quando si ritorna in sé,si continua a giustificare il proprio operato nel nome del dio.

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